Diploma falso per lavorare a scuola: collaboratore scolastico condannato a risarcire 16.676 euro
Un titolo di studio presentato come autentico, una votazione di 100 su 100 e una sessione d’esame che, secondo gli accertamenti, non si sarebbe mai svolta. È la vicenda che ha portato alla condanna di un collaboratore scolastico impiegato in diversi istituti della provincia di Rimini.
La Corte dei conti dell’Emilia-Romagna ha disposto il pagamento di 16.676 euro in favore del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Alla somma dovranno aggiungersi gli interessi e la rivalutazione monetaria.
L’ingresso nelle graduatorie ATA
Il caso riguarda un uomo di 41 anni originario della provincia di Salerno. Nel 2017 aveva presentato domanda per entrare nelle graduatorie di terza fascia del personale ATA, dichiarando di possedere una qualifica di operatore dei servizi della ristorazione, settore cucina.
Il titolo sarebbe stato conseguito nel 2013 presso un istituto paritario del Salernitano, con la votazione massima di 100 su 100. Grazie alla documentazione presentata, il candidato era riuscito a ottenere incarichi come collaboratore scolastico nelle scuole del Riminese.
Le anomalie scoperte durante i controlli
Le verifiche effettuate successivamente hanno fatto emergere diversi elementi irregolari.
La sessione straordinaria d’esame indicata sul diploma non risultava mai organizzata. Alcuni componenti della commissione avrebbero inoltre escluso di aver partecipato alle prove, disconoscendo le firme presenti nei relativi verbali.
Anche il numero di matricola riportato sul documento risultava collegato a un’altra istituzione scolastica. L’insieme di questi elementi ha portato a considerare il titolo non autentico.
La segnalazione dell’Ufficio scolastico
La vicenda è arrivata all’attenzione della magistratura contabile dopo i controlli eseguiti dall’Ufficio scolastico competente per il territorio di Rimini.
Il 21 giugno 2023 l’ufficio ha trasmesso alla Procura regionale della Corte dei conti una segnalazione per il possibile danno provocato alle finanze pubbliche.
Il titolo dichiarato aveva infatti consentito al candidato di entrare nelle graduatorie ATA e di ottenere incarichi retribuiti con risorse pubbliche.
La versione del collaboratore scolastico
Nel corso del procedimento, il lavoratore ha sostenuto di non essere a conoscenza della falsità del diploma. Ha inoltre dichiarato di aver svolto regolarmente tutte le mansioni che gli erano state affidate nelle scuole.
Questa ricostruzione non ha convinto i giudici contabili. Secondo la Corte, chi dichiara di aver partecipato a una sessione d’esame mai svolta non può considerarsi inconsapevole dell’irregolarità del titolo utilizzato.
È stato quindi riconosciuto il collegamento tra il documento falso, l’ingresso nelle graduatorie e gli incarichi di lavoro ottenuti.
Il risarcimento stabilito dalla Corte dei conti
Il danno è stato quantificato nel 40% delle retribuzioni percepite attraverso gli incarichi ottenuti grazie al titolo contestato.
Da questo calcolo deriva la condanna al pagamento di 16.676 euro, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria. Non è stata quindi richiesta la restituzione dell’intero ammontare degli stipendi ricevuti, ma soltanto della percentuale indicata nel procedimento.
La misura del 40% riguarda esclusivamente questo caso e non rappresenta una percentuale applicata automaticamente a tutte le situazioni simili.
L’importanza dei controlli sui titoli
La vicenda evidenzia quanto siano importanti le verifiche sui documenti dichiarati nelle domande per le graduatorie scolastiche.
Controllare l’autenticità dei titoli significa tutelare l’amministrazione, garantire il corretto utilizzo delle risorse pubbliche e rispettare tutti i candidati che partecipano alle procedure con qualifiche regolarmente conseguite.
Il caso dimostra inoltre che le anomalie possono essere accertate anche dopo l’assegnazione degli incarichi e che un titolo non autentico può produrre conseguenze economiche rilevanti a distanza di anni.