Inclusione senza filtri: Faraone, Sara e i social

Inclusione senza filtri: Faraone, Sara e i social

Inclusione senza filtri: la felicità di Sara oltre i pregiudizi sui social

Una fotografia al mare può essere un semplice ricordo di famiglia. Ma può anche diventare un messaggio capace di mettere in discussione stereotipi, paure e pregiudizi ancora profondamente radicati nella società.

È quanto accaduto dopo la pubblicazione sui social di alcune immagini che ritraevano il deputato Davide Faraone⁠ insieme alla figlia Sara. Foto spontanee di una vacanza, condivise per raccontare la felicità di un padre e di una figlia e per trasmettere fiducia alle famiglie che stanno affrontando una recente diagnosi di autismo.

Una felicità che non ha bisogno di nascondersi

Come riportato da Orizzonte Scuola⁠, accanto ai numerosi messaggi di affetto sono comparsi anche commenti offensivi rivolti direttamente a Sara, al suo aspetto e al suo modo di presentarsi.

Faraone ha scelto di rispondere spiegando che alcuni elementi giudicati superficialmente dagli utenti — come i capelli corti, l’assenza di trucco o di orecchini — sono legati al rispetto del benessere sensoriale della figlia. Gesti apparentemente semplici, come toccare i capelli, utilizzare il phon, applicare un cosmetico o indossare un accessorio, possono infatti provocare un forte disagio in alcune persone autistiche.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità⁠ ricorda che l’autismo comprende condizioni molto diverse tra loro. Capacità, caratteristiche ed esigenze possono variare notevolmente da una persona all’altra e possono includere reazioni particolari ai rumori, al contatto fisico, agli odori o ad altri stimoli sensoriali.

Comprendere queste differenze significa evitare giudizi immediati e riconoscere il diritto di ogni persona a vivere nel modo più rispettoso delle proprie necessità.

La persona viene prima della diagnosi

Il cuore della riflessione riguarda il linguaggio. Sara non è “un problema”: è una persona con la propria identità, le proprie preferenze, le proprie difficoltà e il proprio modo di vivere la felicità.

I veri problemi sono spesso rappresentati dalle barriere sociali, dalla mancanza di servizi adeguati, dai pregiudizi e dagli sguardi che vedono prima la disabilità e soltanto dopo la persona.

“Le parole contano” non è quindi soltanto uno slogan. Le parole possono riconoscere oppure escludere, informare oppure ferire. Per questo è importante utilizzare una comunicazione rispettosa, capace di raccontare la disabilità senza pietismo, spettacolarizzazione o stereotipi.

Non esiste una sola forma di felicità

Attraverso la propria esperienza di padre, Faraone sottolinea un messaggio rivolto soprattutto ai genitori che hanno appena ricevuto una diagnosi: la felicità non finisce, ma può assumere forme differenti.

Può essere una piccola autonomia conquistata dopo molto lavoro, una risata al termine di una giornata difficile, una passeggiata, una vacanza o una fotografia scattata insieme. Questo non significa negare la fatica, le paure o la necessità di maggiori sostegni. Significa rifiutare l’idea che una famiglia nella quale vive una persona con disabilità debba essere necessariamente infelice, invisibile o costretta a vivere “sottovoce”.

Dalla visibilità all’inclusione concreta

Davide Faraone è presidente della Fondazione Italiana Autismo⁠, realtà che dal 2015 riunisce associazioni familiari, organizzazioni delle persone con disabilità, società scientifiche ed enti impegnati nella ricerca biomedica, pedagogica e nella tutela dei diritti.

La visibilità sui social, da sola, non è sufficiente. L’inclusione deve tradursi in servizi accessibili, diagnosi tempestive, sostegno alle famiglie, formazione, opportunità educative e lavorative e percorsi capaci di accompagnare le persone anche durante l’età adulta.

La società diventa realmente inclusiva quando permette a ogni persona di partecipare alla vita della comunità senza doversi nascondere o giustificare.

Per CONTINED Corporation economy, condividere questa riflessione significa promuovere una cultura fondata sulla conoscenza, sulla responsabilità e sul rispetto. Perché la diversità non deve essere osservata con paura: deve essere conosciuta, accolta e valorizzata.

Visibilità, rispetto, inclusione: la felicità non ha una sola forma.

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